Vibonati

 

Antico borgo medioevale, si erge tra le due splendide valli del Fontana e dell’Anfora. Al Comune di Vibonati, sito tra colline ricche di sughere e del profumo di una incontaminata macchia mediterranea, appartengono all’incirca 4000 metri di costa. Le spiagge (Santa Maria li Piani, Parco Marinella, Villammare e dell’Uliveto, costeggiata quasi per intero da querce da sughero)
sono sabbiose con la presenza, nella zona retrodunale, della rara specie del Giglio di mare (Pancratium maritimum).
La frazione di Villammare, naturale marina di Vibonati, un grappolo di case edificato sugli scogli, è stata Bandiera Blu d’Europa nel triennio 2001/2003.

Da vedere Torre Pretosa, costruita nel 1595. Cessato il pericolo turco, servì anche come cordone sanitario contro la terribile epidemia di peste nel 1656. Nel secolo successivo, insieme con le altre torri, servì come nascondiglio di armi e di cospiratori cilentani nei moti del 1828. Durante la seconda guerra mondiale costituì la sede dell’appostamento di soldati italiani e tedeschi.

Da non perdere il Raduno di percussionisti “Popolo e Tammorra” (settembre).

 

FOLKLORE E MANIFESTAZIONI

 

 

  • Festività di San Vincenzo (luglio)
  • Sapori Mediterranei (luglio)
  • Musica sotto la Torre (luglio)
  • Festività di Maria SS. di Portosalvo: la processione avviene per mare (agosto)
  • Rassegna Bandistica “Città di Villamare” (agosto)
  • In Rima al mare (agosto)
  • Raduno di percussionisti “Popolo e Tammorra” (settembre).

 

 

STORIA

Circa le origini di Vibonati si ipotizza un primo insediamento verso l’anno Mille. Alcuni studiosi fanno risalire la fondazione della cittadina al IV sec. a. C. ad opera dei fuggitivi fenici di Tiro (e l’attuale denominazione di Tirone data a una località del paese avvalorerebbe tale ipotesi). Altri ne attribuiscono l’edificazione a Gisulfo, ultimo dei principi longobardi di Salerno.
In base a questa tesi quindi, l’etimologia del toponimo sarebbe longobarda, composta da “Wib” (villaggio) ed “ate” (ruscello) ad indicare appunto un villaggio sorto presso un torrente. Altri, ancora, ne collocano la fondazione in epoca romana, asserendo che Vibonati fosse l’antica “Vibo ad Sicca” di ciceroniana memoria e costituisse, nel periodo della grande potenza di Roma, un porto commerciale e militare di notevole importanza. Un’ultima tesi vuole che un gruppo di persone che risiedevano in una zona chiamata Volle (distante dall’attuale Vibonati circa 2 km), decidessero di spostarsi più in alto perché più protetta dalle incursioni dei Saraceni e dei pirati.
Il paese, dopo essere stato a lungo dominio dei Normanni e dopo gli scompigli ed i disastri delle invasioni barbariche, fu invischiato in una lunga storia medievale, passando nelle mani di numerosi feudatari, dai Longobardi ai Normanni, fino ai Sanseverino ed ai Carafa.

Dopo il 1600 la popolazione di Vibonati crebbe: causa di questa crescita furono le pesti che infestavano i paesi limitrofi, per cui la gente si spostava verso le colline dove il pericolo era minore. Casalis Vibonatorum, già nel 1300, pagava le decime; fatto non trascurabile, in quanto solo i paesi più agiati riuscivano a pagarle.
Nel 1797, dopo una lunga serie di vendite, Vibonati, che all’epoca contava circa tremila abitanti, si trovò infeudata alla principessa Teresa Carafa di Policastro.

Dopo l’abolizione della feudalità, Vibonati si trovò al centro dei sanguinosi moti del Cilento de! 1848 ed il 3 settembre 1860 ospitò Giuseppe Garibaldi, come ricorda una lapide di casa De Nicolelis.

 

 

 

MONUMENTI E BELLEZZE NATURALI

 

 

  • Torre Pretosa, costruita nel 1595. Cessato il pericolo turco, servì anche come cordone sanitario contro la terribile epidemia di peste nel 1656. Nel secolo successivo, insieme con le altre torri, servì come nascondiglio di armi e di cospiratori cilentani nei moti del 1828. Durante la seconda guerra mondiale, inoltre, costituì la sede dell’appostamento di soldati italiani e tedeschi
  • Chiesa di Maria SS. di Portosalvo
  • Complesso monumentale di San Francesco di Paola
  • Chiesa della SS. Trinità
  • Chiesa di San Giuseppe
  • Chiesa dell’Annunziata con portale d’ingresso in pietra e stucchi neoclassici all’interno
  • Cappella dei Santi Rocco e Lazzaro, con le omonime sculture in legno del 1837
  • Chiesa di Sant’Antonio Abate, che conserva un monumentale organo a canne settecentesco ed uno splendido dipinto a tempera su tavola raffigurante la Vergine del Rosario tra i Santi Domenicani ed i vincitori di Lepanto
  • Cappellina di Santa Lucia
  • Mulini del Vallone Fontana, alimentati dalle acque del torrente Anafora.

 

 

 

testi: Stefania Maffeo

 

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